Lo studio approfondito delle specie arboree raffigurate da Botticelli nella sua celebre Primavera furono studiate con grande zelo e competenza dal botanico Guido Moggi, a lungo direttore dell’Orto Botanico di Firenze e del Museo Botanico dell'Università fiorentina, in occasione del restauro del 1984. L'identificazione di piante e fiori fu ricondotta all'area tipicamente Toscana e ai mesi di Marzo e Aprile, con qualche eccezione ed "errore", assolutamente voluto...
E' il caso della della spalliera di alberi d’arancio punteggiati dai fiori bianchi delle zagare, ma al tempo stesso carichi di agrumi, notoriamente maturi a fine dell’autunno. E' quindi inevitabile ricercare una simbologia a questa co-presenza di fiori e frutti. I fiori d’arancio (zagare) sono tradizionalmente associati al matrimonio e tale credenza è da ricondurre alla mitologia. Difatti, in occasione delle nozze di Zeus ed Era, la dea Terra portò in dono al Padre degli Dei un albero d’arancio. Innamorato del prezioso albero, Zeus dispose che le Esperidi lo custodissero nel loro leggendario giardino. Tale "indizio", unitamente ad altre informazioni, fa propendere la datazione del dipinto al 1482, anno del matrimonio tra Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici e Semiramide Appiani.
E il frutto? L’arancio è niente meno che un emblema della famiglia Medici: la denominazione latina citrus medica, che oggi designa scientificamente il cedro era anche utilizzata anticamente per indicare l’arancio.


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